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Vi scrivo che ormai siamo in partenza dall’Austria, si stiamo tornando a casa e si, è stata una vacanza meravigliosa!

Noi quattro da soli, senza conoscere nessuno…la famiglia che si riunisce, si ritrova, fratelli che si riscoprono molto uniti e io che dormo come un ghiro… Ma di questo vi parlerò più avanti, volevo concentrarmi su una mezza giornata che ho passato da sola con la mia belvetta piccola, un po’ per scelta ma anche un po’ costrette! Mio marito voleva a tutti i costi fare un’escursione in una gola con cascate scavate nella roccia, ponti sospesi, sentieri impervi…io non ero tanto d’accordo ma non mi sono opposta. Al primo ponte sospeso, di quelli che si vedono nei cartoni di Willy il coyote per intenderci, e dove bisognava passare uno alla volta per questioni di peso, mi sono rifiutata! Soffro di vertigini e l’altitudine mi toglie il fiato, per amor suo sono andata  in funivia, ovovia, cremagliera, a oltre 2000 mt., chiudendo gli occhi e trattenendo il fiato ma quel sentiero no, proprio non potevo affrontarlo. In realtà neanche la mia bimba sarebbe stata in grado. E non per le ore di cammino, per fortuna lei è abituata e le piace, ma proprio per la difficoltà del percorso. Ci hanno raccontato infatti, padre e figlio che l’hanno fatto, che oltre alle quasi 4 ore di sali scendi, sono passati vicino a pareti rocciose tenendosi sulle ferrate e dall’altro lato  burrone, salite e strettoie con sassi bagnati, ponti che si muovevano. Neanche la mia piccola sarebbe stata in grado e allora cosa abbiamo fatto? Ci siamo accomodate su dei bellissimi sassi vicino al letto del fiume abbastanza vicine al parcheggio, con un viavai di persone discreto e abbiamo aspettato. 

Devo dire che la noia è arrivata solo dopo circa tre ore perché prima siamo state impegnatissime a: lanciare i sassi nel fiume, cercare dei sassi a forma di cuore trovandone uno solo, cercare tutti i sassi rosa, meravigliosi! 

Ma soprattutto abbiamo osservato il bosco e ascoltato i suoi rumori. Mi sono inventata storie su folletti e fatine che lo popolano e che ci spiano curiosi. Ogni fruscio allora diventava un folletto che si spostava, ogni alito di vento una farina che svolazzava. Ha perfino creato un a specie di casetta per loro con i sassi e tutto un percorso fatto con della legna e foglie. Era a momenti curiosa e ad altri spaventata, più mi faceva domande, più mi inventavo storie su come vivono le creature del bosco, quanto sono alte, cosa mangiano, ad un certo punto abbiamo sentito come un’eco e lei si è convinta che era proprio la voce di un folletto in lontananza. Mi è piaciuto tanto questo tempo solo nostro, tutto fantasia e cuoricini, ci siamo coccolate come non mai! I due esploratori sono tornati sani e salvi e siamo tornati in hotel. 
Il bello però è arrivato di notte, ha dormito male, si è svegliata parecchie volte e mi voleva sempre accanto, diceva che sentiva i folletti. Mi sono sentita un po’ in colpa così il giorno dopo, mentre ancora riposava, ho dipinto con gli acquerelli, una fatina e due folletti presi per mano, molto somiglianti a lei e a suo fratello.

Diciamo che grazie a quei disegni così colorati e allegri le è passata la paura e anzi, ora vorrebbe tanto vedere folletti e fatine vere…

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