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Percorso artistico, seconda puntata
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Ho deciso di togliere le ragnatele al mio blog e di condividere qui con voi il mio percorso artistico un pò travagliato.

Saranno 3 appuntamenti, uno alla settimana, in cui vi racconterò come è nata questa passione che pian pianino si è tramutata in un lavoro.

Penso che guardarsi indietro e ripercorrere la propria strada a ritroso sia importantissimo per farci conoscere meglio da chi ci segue ma anche per noi stesse, per ricordarci da dove abbiamo iniziato e soprattutto quante cose abbiamo imparato e quanto ci abbia arricchito.

Il mio primo ricordo legato all’arte da bambina è olfattivo. Non ho amato tanto gli anni della scuola materna, avevo un caratteraccio e non avevo tante amiche però c’era una cosa che amavo alla follia. Era il momento in cui si entrava in aula e si poteva disegnare. L’odore dei pastelli a cera e delle matite mi inebriava allora come oggi. Lo sento ancora fortissimo quel ricordo, era un momento che mi calmava e rasserenava, tutto tornava a posto.

Non ho mai smesso di disegnare e pitturare a modo mio ma non avendo una guida o nessuno che mi dicesse di approfondire si è sempre trattato di cose superficiali.

Un primo grande blocco al mio animo artistico lo trovai alle scuole medie dove la mia insegnante di storia dell’arte mi disse che non ero assolutamente portata e mi lasciò un pò indietro.

Durante il liceo scientifico mi buttai sul disegno tecnico e sulla storia dell’arte ma non disegnai o dipinsi mai più per me. Durante i viaggi che feci con i miei genitori visitai un’infinità di musei e chiese senza prestare troppa attenzione nonostante mia madre fosse molto appassionata.

Non cambiò molto all’università, non avevo tempo di approfondire. Il mio percorso di studi è stato un pò travagliato. Lavoravo nell’agenzia di affitti dei miei genitori al mare e contemporaneamente studiavo. Mi capitò spesso di saltare le sessioni di luglio e settembre perché il lavoro d’estate era molto impegnativo ma cominciai ad acquistare pennarelli e matite, in continuazione. Presi l’abitudine di rendere i miei appunti coloratissimi e cominciai a sentire nuovamente quel profumo di pastelli e matite, a riconoscerlo. Cominciai a pasticciare ogni tanto, comprai tempere e acquerelli.

Ma la spinta vera la ebbi quando conobbi quello che sarebbe diventato mio marito  e cominciai timidamente a dipingere ispirata dai bellissimi lavori di suo padre che da autodidatta era un artista straordinario.

Quando mi trasferii qui in Veneto cominciai a lavorare quasi subito in una piccola agenzia di comunicazione, esperienza importantissima anche se durò poco meno di due anni. Grazie alla mia “capa” venni a conoscenza di un corso di pittura ad olio dove mi iscrissi immediatamente. Stiamo parlando del 2002, una vita fa, ma ricordo come fosse ieri quella sala dove si svolgevano le lezioni, che in realtà era un garage ma per me era meravigliosa e piena di vita e di frenesia,  di donne indaffarate con tele e pennelli.

Questa esperienza durò circa 4 anni, fino a quando rimasi incinta del mio primo figlio. Ricordo con tenerezza quegli anni, posso dire che sono stati il mio primo contatto serio con l’arte anche se di tecnico imparai ben poco. Il Maestro aveva un metodo di insegnamento tutto suo che col senno di poi avrei assolutamente evitato ma allora rappresentò una manna dal cielo. Cominciai finalmente ad immergermi in quegli odori che avevo interiorizzato da bambina.

Durante i primi anni in Veneto mi sentivo sola, lontana dalla mia terra, dalla mia famiglia, soffrivo terribilmente per il cambiamento climatico e anche se avevo, ho tuttora, un compagno meraviglioso, non trovavo pace. Posso dire che scoprire la mia vena artistica mi è stato di grandissimo aiuto. Mi faceva stare bene, era un momento tutto mio che mi riconnetteva con la mia essenza così  vitale ma al momento triste e confusa.

Se vi raccontassi il metodo di insegnamento di questo maestro non ci credereste, anzi, ve lo racconto!

Immaginate un ampio garage con delle mattonelle chiare, due finestre su un parcheggio, un tavolo al centro e 8 postazioni con cavalletto per dipingere. Immaginate 8, 10 donne dalle chiacchiere facili, quasi tutte attempate, io ero la più giovane. Erano tutte invaghite di questo Maestro, ascoltare i loro discorsi era uno spasso. Le lezioni consistevano in un percorso di 10 quadri da realizzare copiandoli letteralmente, pennellata per pennellata, dalle immagini standard che lui ci forniva. Si trattava di quadri in stile classico, alcuni di dubbio gusto ma a quell’epoca non mi interessava, mi bastava essere lì. Imparare, respirare quell’atmosfera, maneggiare attrezzi vari e colori era infinitamente gratificante. Alcuni di questi quadri si trovano appesi nel salotto di mia mamma, altri sono nascosti in cantina, vi confesso che me ne vergogno un pochino. Al termine di questo percorso avremmo dovuto, secondo l’insegnante, trovare il nostro stile e proseguire da sole o continuare le lezioni.

Io continuai le lezioni per un pò senza ottenere chissà quali risultati ma allora mi andò bene così.

Non ero assolutamente in grado di far da sola. Non avevo basi tecniche serie né pittoriche, né di disegno.Però frequentare quella scuola mi faceva stare bene, mi dava tantissima gioia al di là del risultato.

Da questa esperienza imparai una lezione importante: se ci si impegna si può imparare qualsiasi cosa! 

Io ci sono riuscita, imparai varie teorie sui colori e soprattutto portai a casa delle opere finite con la mia firma partendo completamente da zero e senza avere particolari doti.

E’ una lezione che serve per la vita, tutte noi siamo in grado, con dedizione e impegno, di imparare e fare qualsiasi cosa, ci credo fermamente.

Durante quegli anni cambiai lavoro grazie ad una cara amica che incontrai dopo anni proprio lì a lezione ed entrai a lavorare in una azienda, costretta poi ad abbandonarla appena rimasi incinta ma questa è un’altra storia. Fu un’esperienza devastante e devo dire che la pittura mi salvò ancora…

Per sapere il seguito vi rimando alla prossima puntata fra una settimana esatta!

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