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Ho iniziato a leggere “Cromosofia”  della designer e autrice Ingrid Fetell Lee immaginando che fosse una sorta di guida al colore nel design e nella vita di tutti i giorni, sotto un profilo psicologico. Certo, un pò lo è. Ma è molto, molto di più.

Mi ha letteralmente rapita!

Mi ha fatto viaggiare con l’autrice, mi ha fatto emozionare per le sue esperienze e scoperte e mi ha dato tanto da pensare.

 

Vi parlerò di questo libro stupendo col mio filtro, secondo il mio punto di vista diciamo, ma andiamo per ordine.

Intanto se non conoscete l’autrice dovete subito provvedere, rimarrete folgorati, il suo sorriso e il suo approccio alla vita sono contagiosi. Mi ha colpito profondamente perché, nel mio piccolo, è in atto una sorta di “rivoluzione” di questo tipo, una variazione di prospettiva e di approccio che mi sta cambiando completamente la vita.
Leggere certe premesse e certe conclusioni mi ha fatto capire che sto andando nella direzione giusta.

Spesso non sappiamo dare voce ai sentimenti, a quel groviglio di sensazioni che ci attanagliano, che ci fanno stare prima bene e poi male, come in perenni montagne russe. Per anni la mia vita vita è stata cosi, sempre alla ricerca di qualcosa di più, mai soddisfatta, in bilico costante tra tutta la miriade di cose ed esperienze che avrei potuto fare con i se e con i ma e quelle che realmente ero in grado di fare con gli strumenti che avevo a disposizione. E non parlo solo di soldi ma anche di libertà di movimento, di coraggio nel fare determinate scelte piuttosto che altre perché studiare è indispensabile ma non è sufficiente, bisogna buttarsi nelle situazioni e io l’ho fatto solo fino ad un certo punto.

Solo di recente ho fatto pace con questo, con le aspettative di una vita, con tutto quel fuoco di desideri, in parte inespressi, altri urlati ma mai realizzati. Ora come ora non mi pento delle mie scelte, cioè di aver deciso di costruire una famiglia invece di avventurarmi per il mondo e analizzarlo  e studiarlo, con gli occhi da sociologa che è quello che ho studiato, che sono nel profondo.
In pratica sono arrivata, dopo un lunghissimo lavoro su me stessa, a conclusioni molto simili a quelle dell’autrice, anche se la mia vita è stata molto meno entusiasmante della sua.

Lei scrive: ” la gioia non è affatto difficile da trovare, perché è ovunque intorno a noi“.

Le sue non sono rivelazioni trascendentali ma il risultato di un lungo viaggio che ha portato l’autrice nei luoghi più gioiosi del mondo, ha incontrato “designer famosi, artisti di ogni genere, esperti del colore o del fai da te, giardinieri, fiorai”, ecc da cui carpire i segreti per trovare e creare gioia.
Esiste “un intero mondo di gioia a portata di mano. Non c’è alcun metodo da imparare, nessuna disciplina da autoimporvi. L’unico requisito è essere aperti alla scoperta della gioia che vi circonda, e ce l’avete già

La Fetell Lee parte dall’idea di estetica presente nel design, ossia il modo in cui un oggetto appare e produce sensazioni andando oltre l’idea puramente decorativa presente nell’immaginario comune.
Ha identificato dieci “estetiche della gioia”, ognuna con un legame tra il sentimento della gioia e l’ambiente che va ad analizzare:

Energia: colori vivaci e luce.
Abbondanza: opulenza e varietà.
Libertà: natura, luoghi selvaggi e spazi aperti.
Armonia, simmetria e flusso.
Gioco: cerchi, sfere e bolle.
Sorpresa: contrasto e stravaganza.
Trascendenza: elevazione e leggerezza.
Magia: forze invisibili e illusioni.
Festeggiamento: convivialità, scintillio, forme esplosive.
Rinnovamento: fioritura, espansione e curve.

Ovviamente non le analizzerò una per una ma vi assicuro che rimarrete folgorati dalle incredibili esperienze in luoghi  che probabilmente resteranno solo nell’immaginario, parlo per me almeno, vista l’impossibilità di visitarli tutti. Ma sono raccontati con un trasporto tale che sembra di essere lì con lei. Soprattutto perché non sono scelti a caso, mantengono tutti lo stesso filo conduttore. Sono raccontati in modo da mettere in evidenza le conclusioni dell’autrice che, vi assicuro, non sono sempre così scontate.
Tra l’altro, nella parte finale del libro, mette a disposizione dei lettori una sorta di “kit della gioia”, uno strumentario composto da fogli di lavoro e spunti in modo da applicare le idee esposte nel libro anche nel nostro piccolo, nella nostra quotidianità.

Non nego di avere preferito alcune estetiche piuttosto che altre, alcune si avvicinano molto al mio sentire e vi invito a scoprire qual è quella che sta più nelle vostre corde, ad analizzarla e a studiarla per trovare i vostri punti di riferimento, le vostre conclusioni.

Vi parlerò delle mie estetiche preferite in un altro post. Qui volevo solo piantare in voi il seme della curiosità, della conoscenza dell’altro e delle sue esperienze che, se anche non possiamo viverle di persona, leggendo, informandoci e studiando possiamo farle un pò nostre e crearci una nostra opinione. E scusate se è poco!

La settimana prossima pubblicherò la seconda parte addentrandomi nel cogliere l’essenza di alcune parti a parer mio più significative, per ora vi lascio, vi ringrazio per l’attenzione e ringrazio soprattutto Casafacile, il magazine del mio cuore, per avermi fatto scoprire questa meraviglia!

 

 

 

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